Metodologia Questionario
e informazioni aggiuntive sulla gestione dei dati inviati
Perché tutte queste domande?
L’intelligenza artificiale è entrata nel lavoro quotidiano di molti professionisti.
Qualcuno la usa per scrivere relazioni, qualcuno per sintetizzare documenti, qualcuno ne ha sentito parlare ma non l’ha mai provata. Qualcun altro la guarda con sospetto, e ha le sue ragioni per farlo.
Quello che manca, però, è una fotografia chiara di cosa succede davvero: chi usa questi strumenti, come e per fare cosa? Chi non li usa, perché? Quali preoccupazioni ci sono, sulla privacy, sull’affidabilità, sul senso stesso di usare una macchina in un lavoro che è fatto di relazioni?
E soprattutto: di cosa avrebbero bisogno le persone e le organizzazioni per orientarsi in questo cambiamento in modo consapevole?
Questo questionario nasce per rispondere a queste domande. Non parte dall’idea che l’AI sia buona o cattiva, né che tutti debbano usarla.
Parte dall’idea che per progettare percorsi efficaci bisogna prima ascoltare chi lavora sul campo: capire la situazione reale, raccogliere percezioni e preoccupazioni, e far emergere i bisogni così come sono, senza predeterminarli.
Ma i miei dati?
Questo questionario è completamente anonimo. Non raccoglie nomi, cognomi, indirizzi e-mail, né alcun dato che permetta di risalire all’identità di chi compila.
Non vengono raccolti nemmeno dati tecnici del dispositivo utilizzato per la compilazione: nessun log (cioè nessuna registrazione automatica delle azioni compiute dell’indirizzo IP), nessun cookie, nessun dato di navigazione.
Le risposte vengono salvate in un foglio di calcolo Google protetto, accessibile esclusivamente al responsabile del questionario. I dati saranno utilizzati unicamente in forma aggregata per l’analisi dei risultati e la progettazione di percorsi formativi.
Proprio perché il questionario non raccoglie alcun dato personale riconducibile a un individuo,
non è necessaria una liberatoria né una presa visione di informativa privacy ai sensi del GDPR.
L’anonimato è garantito per progettazione, non per promessa.
Che struttura di domande?
Il questionario è organizzato in cinque blocchi, ciascuno con un obiettivo specifico e un riferimento metodologico preciso. La sequenza non è casuale: parte dal contesto del rispondente, passa alla fotografia della situazione attuale, esplora le percezioni, fa emergere i bisogni e chiude con le condizioni concrete per il cambiamento.
Nel concreto, il questionario indaga quattro dimensioni:
- Lo stato attuale: chi usa strumenti di AI, quali, per fare cosa, con quale frequenza — e chi non li usa.
- Il rapporto di fiducia e preoccupazione: come le persone si sentono rispetto a questi strumenti, cosa le preoccupa, di cosa si fidano e di cosa no.
- Il gap verso la situazione desiderabile: dove si vorrebbe arrivare, quali ambiti del lavoro beneficerebbero di maggiore supporto tecnologico.
- Le barriere e i facilitatori: cosa ostacola o facilita l’adozione dell’AI nelle organizzazioni, e quali bisogni formativi emergono.
Il risultato non sarà un giudizio su chi è “avanti” e chi è “indietro”, ma una mappa utile per capire da dove partire, con chi e su cosa lavorare.
Il questionario non adotta un singolo modello metodologico, ma integra in modo ragionato tre framework riconosciuti nella letteratura scientifica: il Needs Assessment di Kaufman come architettura generale (logica as-is / to-be, livelli macro-meso-micro), il TAM/UTAUT per i costrutti sulle percezioni e l’adozione tecnologica, e la Training Needs Analysis per i bisogni formativi.
La ragione di questa scelta è semplice: nessun singolo framework copre simultaneamente l’analisi dei bisogni, la misurazione degli atteggiamenti verso la tecnologia e la rilevazione delle barriere organizzative.
L’approccio integrato permette di costruire uno strumento che risponda a tutte e quattro le dimensioni di indagine del questionario.